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APPROCCIO
COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

La psicoterapia cognitivo comportamentale (TCC) o in inglese Cognitive Behavioural Therapy (CBT) è uno specifico orientamento della psicoterapia. La terapia cognitivo comportamentale è oggi molto diffusa e considerata una modalità di trattamento dimostrata valida ed efficace dal punto di vista scientifico da una considerevole e consolidata mole di ricerche empiriche (evidence-based medicine) di carattere internazionale. 

In termini generali, la psicoterapia cognitiva e comportamentale spiega il disagio emotivo attraverso una complessa relazione di pensieri, emozioni e comportamenti. Gli eventi influenzano le nostre emozioni ma pensieri e comportamenti determinano la loro intensità e la loro durata.

Ognuno di noi ha modalità tipiche di pensare e agire che possono produrre malessere e questi sono il bersaglio della psicoterapia cognitiva comportamentale. Spesso non siamo consapevoli dei nostri schemi e delle nostre abitudini dannose, la psicoterapia cognitivo comportamentale ha lo scopo di individuarli e modificarli. 

La psicoterapia cognitivo comportamentale agisce quindi su emozioni, pensieri (o schemi cognitivi) e comportamenti in modo attivo.

 

PSICOTERAPIA DI TERZA GENERAZIONE

Con il termine “Terza generazione” o “terza onda” ci si riferisce a un cambiamento di paradigma, iniziato negli ultimi due decenni del secolo scorso ma concretizzatosi a partire dagli anni 2000, e che ha mutato radicalmente il panorama della psicoterapia cognitivo-comportamentale mondiale.

Gli elementi base di questo cambiamento culturale sono:

  • Focus sui processi psicoterapeutici oltre la diagnosi

  • Focus sull’accettazione degli stati interni e sulla mindfulness

  • Focus sui valori personali, il senso dell’esistenza e la spiritualità

Le psicoterapie di terza generazione emergono in continuità con la tradizione cognitivo-comportamentale precedente e, più che sostituire o opporsi a essa, integrano e specificano diverse prassi già in essere.

Nel corso degli ultimi vent’anni sono fiorite diverse forme di psicoterapia di terza generazione tra le quali:

  • Dialectical Behavior Therapy (DBT; Linehan)

  • Functional Analytic Psychotherapy (FAP; Kohlenberg & Tsai)

  • Integrative Behavioral Couples Therapy (IBCT; Jacobson, Christensen, Price, Cordova & Eldridge)

  • Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT: Segal, Williams & Teasdale)

  • Behavioral Activation (BA; Ferster)

  • Acceptance and Commitment Therapy (ACT; Hayes, Strosahl & Wilson)

  • Approcci metacognitivi (MT; Wells)

  • Compassion Focused Therapy (CFT; Gilbert)

  • Emotion Focused Therapy (EFT; Johnson and Greenberg)

  • Schema Therapy (ST; Young)

Tutte queste forme di psicoterapia pur nella loro diversità condividono diversi elementi che le avvicinano l’una all’altra e che contribuiscono a rendere il panorama contemporaneo un terreno fertile per un dialogo scientifico costruttivo e la nascita di diverse contaminazioni reciproche.

ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY

L’Acceptance and Commitment Therapy, conosciuta anche come ACT (pronunciata come una singola parola, in inglese “azione”) è una TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE di terza generazione che mette in discussione le regole di base tradizionali della psicologia occidentale. 

L’ACT è un intervento psicologico e psicoterapeutico sviluppato all’interno di una cornice teorica coerente, basato su evidenze sperimentali che si avvale di strategie di accettazione, espansione e mindfulness unite a strategie di impegno nell’azione e modificazione del comportamento, atte a incrementare la flessibilità psicologica.

Con il termine flessibilità psicologica si intende l’essere pienamente in contatto con il momento presente e, in relazione al contesto in essere, cambiare o persistere in azioni guidate dai propri valori personali. 

Obiettivo dell’ACT è aiutare le persone a scegliere di agire in modo efficace (comportamenti concreti in linea con i propri valori) anche in presenza di emozioni difficili o interferenti.

L’ACT ha un’efficacia sostenuta sperimentalmente su un’ampia gamma di condizioni cliniche (ultimo aggiornamento agosto 2019: 311 studi clinici randomizzati): stress lavorativo, dolore cronico, fumo, ansia, depressione, gestione del diabete, abuso di sostanze, stigma relativo all’uso di sostanze per la gestione del dolore in oncologia, epilessia, schizofrenia, disturbo borderline di personalità, tricotillomania, disturbo ossessivo-compulsivo, tossicodipendenze, pregiudizio razziale, disturbo d’ansia generalizzato, dolore cronico pediatrico, gestione del peso e dello stigma legato all’obesità e tanto altro. 

MINDFULNESS

Il termine “mindfulness” è spesso tradotto nella nostra lingua con l’espressione “presenza mentale”; un tipo di consapevolezza centrata sul momento presente, aperta, curiosa e compassionevole che permette a ciascuno di sintonizzarsi con ciò che succede nel proprio corpo, nella propria mente e nel mondo esterno, momento per momento. In questo senso, la mindfulness, rappresenta una forma di relazione con se stessi e, da una prospettiva più ampia, con il contesto nel quale si è inseriti.

La pratica della mindfulness permette il passare dalla reattività alla recettività.

Espressa come forma di meditazione, la pratica di mindfulness, diviene un addestramento mentale in grado di perturbare intenzionalmente gli schemi di attività neurale e può avere affetti sulla biologia periferica.

Essere pienamente presenti con consapevolezza apre a nuove possibilità di benessere.

La meditazione non è semplicemente stato di rilassamento ma un’attività intenzionale dell’organismo.

La ricerca scientifica di come il cervello possa essere riorganizzato grazie a pratiche che rafforzino l’attenzione e la consapevolezza è fiorita nel corso dell’ultimo decennio, mostrando una crescita esponenziale. 

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