RI-COMINCIAMO! Come uscire dal loop dei buoni propositi
- Eleonora Trinchera

- 1 gen 2024
- Tempo di lettura: 4 min
Una pagina bianca, primo giorno del nuovo anno.
E inevitabilmente si ricomincia, nuovi propositi, nuove liste dei desideri...
E mentre anche io mi perdo nel cercare di stilare tutte le cose che vorrei portare a termine, o quanto meno cominciare nel 2024, il suono della campana della chiesa qui vicino mi riporta ad adesso.
Qui. In questo momento.
Con la tazza del caffè fumante accanto a me, sul tavolo di legno che adoro.
Sono in cucina, luce soffusa, il giorno entra in silenzio dalle finestre e mi procura luce quanto basta per vedere la pagina su cui scrivo.
E dal punto di vista da cui sto osservando quello che accade ho la conferma del fatto che non sono i pensieri quelli che contano.
Non sono i buoni propositi che ci accolliamo ancora prima di iniziare il nuovo anno quelli che contano. Non sono i nuovi progetti pensati per i prossimi mesi a definire chi saremo quest'anno.
Sono le intenzioni. Le azioni. La volontà.
Sono sempre più convinta che sia quello che faccio che definisce chi sono.
E a me questo concetto aiuta tantissimo, mi aiuta perchè ho un riscontro effettivo nella realtà, posso vedere e capire come mi relaziono con il mondo e di conseguenza come il mondo risponde ai miei comportamenti.
Solo dopo posso analizzare il tutto e chiedermi: "è questo quello che mi aspetto?", "sono soddisfatta?", "vorrei delle risposte differenti?". Ed è poi in base a queste risposte che posso scegliere come muovermi, o diversamente come stare ferma. La scelta è solo mia.
Facciamo pure delle liste, siamo esseri umani dopo tutto, ci piace mettere in ordine, etichettare, dare una parvenza di assetto mentale chiaro e pulito.
Ma la domanda è: funziona?
Davvero fare una lista il 31 di dicembre di ogni anno mi aiuta ad aumentare la probabilità di realizzare i miei desideri? Non so, con me ha funzionato poco.
Fin da quando ero piccola, in tutti i miei diari scrivevo i nuovi/buoni propositi per il nuovo anno...eppure eccomi qui, a distanza di anni ad interrogarmi ancora sul perchè alcune cose non le ho mai nemmeno cominciate. Non ci tenevo abbastanza? Non ero abbastanza motivata? Con gli occhi di oggi risponderei che la motivazione c'era, forse c'era anche troppa pressione, troppa aspettativa. Di me nei miei confronti.
E questo come sappiamo abbassa la probabilità che qualcosa possa cambiare.
Certo, mi piace prendermi tempo per me stessa, scrivere mi aiuta molto, ripeto: siamo esseri umani, tutto ciò che aiuta a fare chiarezza e a mettere in ordine va bene.
Ma nel concreto, quando ogni 31 dicembre mi ripetevo: "da domani........mediterò ogni giorno", "da domani scriverò una pagina di diario ogni giorno" dopo una settimana di meditazione sfrenata, tutto tornava come prima in attesa del prossimo anno....e il loop ripartiva.
E da allora ho provato a sperimentare cambiando le azioni, i comportamenti.
Agendo in modo differente.
Non mi metto pressione, non mi costringo ad obiettivi rigidi e troppo strutturati.
Per come sono io così non funziono. E' un ritmo troppo serrato e anche quando vado a fare una corsa sento sempre il bisogno di camminare lentamente prima di prendere il via.
Ripeto: questo è il mio funzionamento, c'è voluto del tempo per osservarmi e capire.
E siccome scelgo di rispettare i miei tempi e i miei ritmi, ho imparato ad agire nell'immediato.
Sfrutto il momento che sto vivendo per fare qualcosa di valore per me. Cioè??
Adesso ad esempio. Ho avuto un figlio da poco e faccio molta fatica in questo periodo a prendermi spazi e tempi miei, indipendenti dai suoi bisogni. E' da quasi due mesi che mi chiedo "quando tornerò a scrivere?", cercavo di inserire uno spazio sul calendario di modo poi da rispettarlo come se fosse un appuntamento a cui non sarei potuta mancare.
Il fatto è che mi sono data buca tante volte perchè i bisogni di mio figlio in questo momento della mia vita hanno la priorità. E voglio che sia così. Ma sentire tutte le volte la notifica del telefono che mi ricorda l'appuntamento a cui puntualmente non riesco ad andare mi fa sentire frustrata e in colpa.
Come vi dicevo troppa pressione. E io così non funziono.
Poi, stamattina, adesso, sono qui che scrivo da circa un'ora e mi rendo conto di non aver programmato niente, di non aver fissato nessun rigido orario.
Mi sono presentata all'appuntamento senza prenotazione e ho trovato un posto. Per me.
Approfitto del fatto che mio figlio e mio marito stiano dormendo per concedermi questo tempo, questo spazio. Mi concedo la tazza di caffè fumante accanto a me, sul tavolo di legno della mia cucina che adoro. Prima ascoltavo musica francese mentre pulivo i fornelli sporchi dalla cena di ieri sera, poi mi sono seduta e ho capito che era arrivato il momento di prendere il taccuino e scrivere queste parole. Così, come lo sto facendo adesso.
"Desidero meditare ogni giorno a partire da domani", diventa "adesso medito."
"Da domani scriverò sul mio diario tutti i giorni", diventa "adesso scrivo sul mio diario".
Qui, ora.
Non importa se non riesco a seguire un programma, una sveglia preimpostata, o un timer di 20 minuti di meditazione ogni giorno.
Io, qui, adesso, faccio quello che voglio per il tempo che posso.
Magari saranno 10 minuti, magari solo 1 perchè nel frattempo mio figlio si sveglia e ho bisogno di rispondere alle sue richieste. E tutto ridiventa veloce, dentro una routine che molto spesso diventa automatica. Senza pensarci troppo, succede.
Ma a fine giornata mi ricorderò di quel momento, quando ho scelto di fare qualcosa per me senza pianificazioni. Stando nell'istante di vita che accade.
Mi auguro un anno costruito su questi momenti, tra camminate lente e corse in velocità.
Mi auguro di godere di tutto.
Buon anno.



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